“Pontillo?” con una voce velata dall’età ma che ancora mi suscita emozione, Pier Luigi Prati risponde al telefono. Chiamavo per fare gli auguri di Natale ad un uomo provato dalla malattia, ironicamente un danno vascolare, ma mai intaccato nell’animo. In quelle poche frasi - “grazie degli auguri, ce n’è bisogno” - ritrovo una sofferenza malcelata nella sua voglia infinita di essere maestro più che medico, ed anche questa volta ha elargito misurati ma vibranti complimenti.
Io, signor nessuno della cardiologia, ho avuto l’immenso onore di imparare tutti i miei gesti quotidiani, tutte le mie attenzioni verso i pazienti, tutte le parole di conforto verso i trepidanti parenti, da questo maestro. Maestro di vita, più che di medicina.
“Professore, la abbraccio”. Abbassata la cornetta, il mio cuore vibra, come se lui mi avesse guardato, ancora studente.