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Gli anestesisti non addormentano i cardiopatici

Non ce la faccio piu’ a ricevere le telefonate dei parenti dei miei pazienti che, tra il sorpreso e l’incacchiato, mi espongono le perplessità inconsistenti degli anestesisti in prossimità di un programmato intervento chirurgico (spesso di natura ortopedica.

Il chirurgo, poveraccio, lasciamolo da parte: quello deve operare, sa fare quello, vediamo di non dargli altri pensieri. L’anestesista invece, che si fregia di avere un approccio olistico nei confronti del paziente, oramai soffre di paura. No, ma che dico, di panico, di horror cordis, roba che la coratella li farebbe vomitare anche se cucinata dalla migliore trattoria romana. E questa paura dipende sia dallo spettro giudiziario, sia dalla propensione al gas che gli anestesisti hanno (il sanguinaccio a loro non piace).

Molti di voi hanno letto il mio post precedente ed hanno preso atto delle nuove linee guida (qui e qui) sulla valutazione cardiologica per chirurgia non cardiaca in cardiopatici. Il problema, però, non risiede nello studio di queste linee guida, perchè sono banali ed ipercomprensibili, ma sta nel difetto di comunicazione con i paurosi. Eppure, il SuperCardiologo serve solo a tirarsi fuori dagli impicci, a firmare un modulo che solleva da ogni responsabilità ipnotizzatori ed affini (dai che scherzo…). Ma che ci vuole a mettersi insieme e vedere quali sono i campi di competenza di ciascuno e poi stilare un protocollo sicuro ed efficace per il paziente? Si, ci vuole: voglia di studiare, lavorare, non poltrire, e non vado avanti. Io lo capisco che è una rottura di scatole usare il calcolatore online per stratificare il rischio del paziente, dobbiamo vedere tutti i parametri ematochimici, parlare col chirurgo e farci dire che intervento fa, ma l’unico modo per non finire di fronte a Torquemada (e per curare meglio il malcapitato operando) è fare fronte unico, fornendo TUTTI le stesse informazioni ed evitando di strappare il cuore dal torace del paziente alla Jack Sparrow per dire in maniera inequivocabile che sta bene.

Tanto per farvi ridere, un mio collega cardiolgo, ad uno che doveva fare una protesi di ginocchio e che aveva un bel ICD (con coronarie normali), gli ha chiesto un Holter. Terapeutico, eh?

Sono trent’anni che andiamo avanti così, ed io sono sicuro che non vedrò la fine della storia.


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