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Il pericardio, questo sconosciuto

Foto da Flickr

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Le regole della buona scrittura vorrebbero che in un articolo ci fosse un incipit, il corpo, ed infine le conclusioni. Bene: adesso le seguo tutte, queste regole, e non vi scandalizzate.

Come prima cosa, dovrebbero andare a raccogliere la cicoria (in francese si dice andare affanculo) tutti quelli che decidono di esercitare la professione studiando su testi della Prima guerra d’Indipendenza millantando aggiornamenti superspecialistici. Nella fattispecie, con riferimento al titolo, Vincenzo Polizzi ed io abbiamo organizzato un corso sulle malattie del pericardio il 29 Maggio 2010, che, alla luce di quanto vi sto per raccontare, ha avuto un impatto zero almeno sugli specialisti della provincia dove io lavoro (uno per tutti, ma gli altri non brillano, nun ve ‘ncazzate). Non che io sia Il Verbo, ma le linee guida 2004 sulla patologia del pericardio andrebbero lette. Io copio, e basta (con un minimo di buon senso).

Stamane giocavo beatamente a tennis (con scarsi risultati, chi mi conosce lo sa) e, dopo la doccia, consulto l’iPhone che è sommerso di chiamate da parte del proprietario della casa affittata da mio padre (un povero diavolo, un po’ antipatico). Mi preoccupo, lo richiamo, ed ascolto: dopo aver messo le mani avanti per scusarsi di non avermi contattato prima, mi parla di una dispnea della moglie che viene indagata da parte del MMG con Rx torace ed ECG, quest’ultimo che faceva sospettare un qualcosa di pericardico, spero bassi voltaggi, ma non è che puoi estorcerlo al telefono questo dato. Il tipo mi dice che poi ha fatto un eco, e che hanno trovato liquido, immediatamente cortisonizzato con una pasticca alla mattina ed una alla sera (chissà, Deltacortene 25? magra, grassa…). Il versamento è stato ricontrollato dopo 2 giorni (miracoli del cortisone), osservato come diminuito e quindi con riduzione del cortisone, mirabile terapia, di una compressa al mattino e mezza alla sera. Il miracolo non si mantiene nel tempo, stamane la moglie del mio esattore è dispnoica e quello mi manda otto chiamate mentre provo a fare decentemente un lungolinea di rovescio. Nonostante questo tipo non mi sia proprio simpaticissimo e che sia anche proditorio nella esazione dell’affitto in Viterbo, chiamo la collega di PS che  mi parla di aumento del versamento pericardico e di una fibrillazione atriale ad insorgenza non determinata. Il radiogramma del torace dimostra opacità parailare destra. Ah, vi manca una parte del racconto: la paziente non ha mai avuto febbre, e sembra che la chimica clinica non sia disastrosa.

pericardite (trascinato)

Adesso proviamo a ragionare:

Cosa ha detto il cervello al collega (senza dichiarazione di genere) di somministrare steroidi, e con quella modalità. Gli steroidi favoriscono la persistenza virale e rallentano la guarigione clinica favorendo le recidive (inutile che cito, sta tutto nelle linee guida).

Ditemi voi come si fa a fare diagnosi di flogosi in assenza di uno almeno dei segni principe della pericardite, ovvero la febbre (e in assenza degli altri tre) trovandosi solo di fronte a 4 mm di versamento pericardio. Ribadisco solo quello, e dispnea (che non fa parte dei segni della pericardite).

La paziente è ora ricoverata in cardiologia: i miei amici Paola e Fabrizio sono sicuro che sanno di cosa sto parlando, e chi si adopereranno ad escludere la causa secondaria del versamento pericardico. se poi mai volessero spingersi verso un ardito trattamento antiflogistico, vorrei ricordare con l’ibuprofene viene considerato farmaco di scelta. Ehm, non con atteggiamento taccagno, ma 600 mg tre volte al dì, si, tre, che cacchio vi spaventa di darlo tre volte al dì???? (ho un archivio di migliaia di prescrizioni bis in die con recidive o mancate guarigione – se mi pagate non faccio nulla…).

Come diceva Mike, “Concludendo…grappa Bocchino”, e io invece me la cavo con “npardecojoni”. Sarà l’effetto della trippa alla romana con la menta e er pecorino rigorosamente H501, ma è ora di dire basta al maltrattamento pericardico. Poi glielo raccontate voi quando lo devi tenere, il malato, sei mesi con la colchicina, se tutto va bene, oppure quando lo devi fa’ scotenna’.

Leggetevi questo e facciamoci tutti un bel ripassino. Lo ha scritto Massimo Imazio, che il 29 Maggio 2010 era presente (mentre molti dormivano). Se volete qualcosa di semplice (nella foto trovate una dia), scaricate la presentazione qui.

 

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