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Category Archives: Ecocardiografia

Endless aortic stenosis

Su Circulation ho trovato una review sulla stenosi aortica che potrete scaricare cliccando qui. Proprio molto completa e relativamente sintetica, con una parte che vorrei sottolineare: quella della fonti di errore nella valutazione dell’area valvolare. Tutti abbiamo fino ad ora supposto che il tratto di efflusso del ventricolo sinistro fosse circolare; avendo però scoperto che è ellittico, i nostri calcoli ci hanno portato a sottostimare l’area del tratto di efflusso di circa il 15-20%. Ecco che ci viene però incontro il dimensionless index, più  conosciuto da noi come DVI (Doppler velocity index) che, escludendo dalla valutazione della gravità della valvulopatia la misurazione del LVOT, ci semplifica la vita con la famosa soglia di 0,25. La spiegazione ve la riporto integralmente in inglese.

Accurately measuring the LVOT diameter can be chal- lenging with inter- and intraobserver variability reaching 8%. In addition, the continuity equation assumes that the LVOT cross- section is circular in shape, whereas it actually has an elliptical shape. This leads to the underestimation of the LVOT area by up to 17%.101 This is problematic because the LVOT diameter measurement is squared in the continuity equation, thus ampli- fying the measurement error. This can be overcome by using the dimensionless index that is the ratio between the LVOT VTI and AV VTI, ignoring the LVOT diameter in the equation, and is thus less subject to error measurement. A dimensionless index of <0.25 is consistent with severe AS, with a valvular area of 25% of the expected normal valve area for the patient’s body size.

Nella figura sotto (che trovate nell’articolo) c’è anche una raccolta di tutti gli indici utili per il giudizio di gravità della stenosi aortica.

misure _sao

Deformation imaging no problem

strain

Oramai sono parecchi anni che lo studio della deformazione cardiaca ci blandisce per la valutazione delle patologie più varie, entrando a far parte anche delle linee guida (anche se non con evidenze poderose) per la gestione della stenosi valvolare aortica.

Cosa impedisce, ad esempio, che il 2D strain si attesti nello studio delle cardiomiopatie o ci aiuti a guidare in maniera oculata la terapia antiblastica (o anche immunosoppressiva in alcuni tipi di malattie reumatologiche)?

La domanda sorge spontanea, la risposta è: lo so.

La diffusione delle apparecchiature, la ripetibilità degli esami, la curva di apprendimento, il tempo a disposizione per l’elaborazione, e chi più ne ha più ne metta.

Feigenbaum ha sposato una crociata nel voler diffondere – non voglio dire il Verbo – ma almeno la presa in considerazione che, con le opportune semplificazioni, applicare il 2D strain non è poi così complicato.

Ricordando sempre che l’ecografia è tolemaica ed è lo specchio del paziente, leggetevi l’articolo qui.

Nyquist e i CD

Io dovrei essere abbastanza ferrato in materia (magari sono solo smanettone e non ricordo un cacchio della fisica del suono), ma ho fatto un piccolo riepilogo per gli amanti degli ultrasuoni, e anche del suono Hi-Fi. Tratto liberamente da Wikipedia, che non fa così schifo come dicono…

Bit depth

In digital audio using pulse-code modulation (PCM), bit depth is the number of bits of information in each sample, and it directly corresponds to the resolution of each sample. Examples of bit depth include Compact Disc Digital Audio, which uses 16 bits per sample, and DVD-Audio and Blu-ray Disc which can support up to 24 bits per sample.

Bitrate

In digital multimedia, bitrate represents the amount of information, or detail, that is stored per unit of time of a recording. The bitrate depends on several factors:

  • The original material may be sampled at different frequencies
  • The samples may use different numbers of bits
  • The data may be encoded by different schemes
  • The information may be digitally compressed by different algorithms or to different degrees

Generally, choices are made about the above factors in order to achieve the desired trade-off between minimizing the bitrate and maximizing the quality of the material when it is played.

If lossy data compression is used on audio or visual data, differences from the original signal will be introduced; if the compression is substantial, or lossy data is decompressed and recompressed, this may become noticeable in the form of compression artifacts. Whether these affect the perceived quality, and if so how much, depends on the compression scheme, encoder power, the characteristics of the input data, the listener’s perceptions, the listener’s familiarity with artifacts, and the listening or viewing environment.

The bitrates in this section are approximately the minimum that the average listener in a typical listening or viewing environment, when using the best available compression, would perceive as not significantly worse than the reference standard:

Sampling rate

The Nyquist–Shannon sampling theorem states that perfect reconstruction of a signal is possible when the sampling frequency is greater than twice the maximum frequency of the signal being sampled, or equivalently, when the Nyquist frequency (half the sample rate) exceeds the highest frequency of the signal being sampled. If lower sampling rates are used, the original signal’s information may not be completely recoverable from the sampled signal.[2] For example, if a signal has an upper band limit of 100 Hz, a sampling frequency greater than 200 Hz will avoid aliasing and would theoretically allow perfect reconstruction.

The full range of human hearing is between 20 Hz and 20 kHz.[3] The minimum sampling rate that satisfies the sampling theorem for this full bandwidth is 40 kHz. The 44.1 kHz sampling rate used for Compact Disc was chosen for this and other technical reasons.

In digital audio the most common sampling rates are 44.1 kHz, 48 kHz, 88.2 kHz, 96 kHz and 192 kHz.[5] Lower sampling rates have the benefit of smaller data size and easier storage and transport. Because of the Nyquist-Shannon theorem, sampling rates higher than about 50 kHz to 60 kHz cannot supply more usable information for human listeners. Early professional audio equipment manufacturers chose sampling rates in the region of 50 kHz for this reason. 88.2 kHz and 96 kHz are often used in modern professional audio equipment, along with 44.1 kHz and 48 kHz. Higher rates such as 192 kHz are prone to ultrasonic artifacts causing audible intermodulation distortion, and inaccurate sampling caused by too much speed. The Audio Engineering Society recommends 48 kHz sample rate for most applications but gives recognition to 44.1 kHz for Compact Disc and other consumer uses, 32 kHz for transmission-related application and 96 kHz for higher bandwidth or relaxed anti-aliasing filtering.

 

 

Le quattro stagioni della stenosi aortica

Secondo me basta questo schemino.

SAo

Nuovi anticoagulanti orali: istruzioni per l’uso

NAOFinalmente ci siamo mossi! Negli ultimi tre anni erano usciti parecchi articoli su come gestire dabigatran & Co., soprattutto in situazioni difficili (emorragie, traumi, chirurgia), redatti soprattutto da medici di laboratorio e sostenuti scientificamente dalla FCSA e dagli omologhi europei.

Alla fine di aprile compaiono le raccomandazioni ESC/EHRA pubblicate su European Heart Journal, che potete trovare qui.

Molti spunti interessanti, tra i quali vorrei commentare un quadro che sarà pandemico: il tentativo di cardiovertire i pazienti in corso di NAO. Le LG si esprimono in maniera cauta in considerazione dell’assenza di dati prospettici (e tra i dati retrospettivi c’è solo qualcosa a favore del dabigatran). Parlano anche di eseguire TEE in assenza dei dati certi sulla compliance del paziente prima di effettuare la cardioversione.

La parola d’ordine è: prudenza.

La terza stenosi aortica

Non è una mera invenzione degli ecocardiografisti: la stenosi aortica “paradossa” esiste, e finalmente ci credono anche gli emodinamisti. L’ecocardiografia classicamente ha permesso la classificazione della stenosi aortica in tre grandi classi: la stenosi “normale” con gradiente medio > 40 mmHg, AV < 1 cmq e FE > 50%, la stenosi con gradiente basso e FE depressa, e infine la stenosi che pur con FE normale ed area < a 1 cmq avesse gradiente medio < 40 mmHg. L’opinione comune era che questa ultima specie fosse il risultato di un errore di calcolo ecocardiografico, ma il gruppo svedese di Lauten et al ha provato a dimostrare che in effetti esistesse un certo accordo tra le due metodiche. (altro…)